La leggenda del pianista sull’oceano

 legenda

« Quando non sai cos’è, allora è Jazz… »
(Max Tooney)

Trama

Danny Boodman, un macchinista nero del transatlantico Virginian, trova un neonato abbandonato in una cassetta di limoni nella prima classe della nave. Gli dà come nome il proprio, Danny Boodman, aggiungendovi la dicitura presente sulla cassetta in cui lo ha trovato (“T.D. Lemon”) ed il secolo dell’anno in cui è nato (“Novecento”): Danny Boodman T.D. Lemon Novecento. Decide di allevarlo in segreto, per impedire che possano portarglielo via. Il bambino vive così i primissimi anni della sua infanzia nella sala macchine del piroscafo, salvo poi uscirne conoscendo e conquistandosi la simpatia dei restanti membri dell’equipaggio. In seguito alla morte accidentale del padre adottivo, dovuta ad un incidente causato dai grossi lavori nella sala macchine, il fanciullo riesce a sottrarsi ai poliziotti che, dietro ordine del capitano, dovevano prelevarlo e consegnarlo presso un orfanotrofio; scompare per giorni interi, ma infine, con somma sorpresa di tutti, si fa ritrovare una notte in prima classe mentre suona il pianoforte con eccezionale bravura. Col passare degli anni diventa il pianista della nave, suonando per i passeggeri durante le serate e per conto proprio, in terza classe, con un altro pianoforte. Molti anni dopo, senza essere nel frattempo mai sceso dal transatlantico, conosce Max Tooney, un trombettista con il quale suonerà per molti anni e stringerà una solida amicizia. La notizia della sua bravura come improvvisatore ed esecutore si diffonde, al punto di condurre da lui un altro pianista, il famoso Ferdinand “Jelly Roll” Morton, che lo sfiderà in un duello all’ultima nota. Nonostante l’apparente superiorità di questo nell’esecuzione di brani al pianoforte, risulta infine evidente l’abilità innata di Novecento, che si aggiudica la vittoria del duello. Novecento non cede alle ripetute esortazioni dell’amico a scendere dalla nave ed andare incontro alla fama ed al successo, e resta a bordo anche quando Max lo lascia, all’alba della Seconda Guerra Mondiale, per andare a cercare fortuna altrove. Diversi anni dopo, quando il transatlantico è in disarmo e ormai prossimo ad essere distrutto, Max vi ritrova l’amico, facendo un ultimo disperato tentativo per convincerlo a scendere dalla nave, tentativo che con sua grande amarezza si rivelerà vano. 

 Crediti

 Paese: Italia
Anno: 1998
Durata: 170′
Genere: drammatico
Regia: Giuseppe Tornatore
Soggetto: Giuseppe Tornatore
Sceneggiatura: Giuseppe Tornatore
Produttore: Francesco Tornatore

Interpreti e personaggi

Tim Roth: Danny Boodman T.D. Lemon Novecento
Pruitt Taylor Vince: Max Tooney
Mélanie Thierry: ragazza
Bill Nunn: Danny Boodman
Clarence Williams III: Jelly Roll Morton
Peter Vaughan: negoziante
Niall O’Brien: capitano di porto
Gabriele Lavia: contadino friulano
Harry Ditson: capitano del Virginian
Vernon Nurse: maestro Fritz Hermann
Angelo Di Loreta: il cuoco
Alberto Vasquez: macchinista messicano
Kevin McNelly: sen. Wilson
Cory Buck: piccolo Novecento

Doppiatori italiani:

Massimo Popolizio Tim Roth
Carlo Valli Pruitt Taylor Vince
Monica Bertolotti Mélaine Thierry
Vittorio Di Prima Bill Nunn
Idris Clarence Williams III
Graziano Giusti Peter Vaughan
Corrado Pani Niall O’Brien
Dario Penne Harry Ditson
Cesare Barbetti Kevin McNelly

Fotografia: Lajos Koltai
Montaggio: Massimo Quaglia
Effetti speciali: Renato Agostini, Franco Ragusa
Musiche: Ennio Morricone 
Scenografia: Francesco Frigeri
Costumi: Maurizio Millenotti

Premi:
1 Golden Globe 2000: “Miglior colonna sonora”
1 Guild Film Award 2000: “Miglior film straniero”
7 David di Donatello 1999: “Miglior regia”, “Miglior colonna sonora”, “Miglior sceneggiatura”, “Miglior scenografia”, “Migliori costumi”, “Miglior produttore”, “Premio speciale della giuria” (Giuseppe Tornatore)
5 Nastri d’argento 1999: “Miglior regia”, “Miglior colonna sonora”, “Miglior fotografia”, “Miglior scenografia”, “Migliori costumi”
1 European Film Awards 1999: “Miglior fotografia”

  •  Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla. (Danny Boodman T.D. Lemon Novecento)
  • Perché perché perché perché perché… Ho l’impressione che sulla terra sprechiate troppo tempo a chiedervi perché. (Danny Boodman T.D. Lemon Novecento)
  • Tutta quella città… non si riusciva a vederne la fine…
    La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?
    Era tutto molto bello, su quella scaletta… e io ero grande con quel bel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi che sarei sceso, non c’era problema.
    Non è quello che vidi che mi fermò, Max
    È quello che non vidi.
    Puoi capirlo? Quello che non vidi… In tutta quella sterminata città c’era tutto tranne la fine.
    C’era tutto.
    Ma non c’era una fine. Quello che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo.
    Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu lo sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita.
    Questo a me piace. In questo posso vivere. Ma se tu.
    Ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai… Quella tastiera è infinita.
    Ma se quella tastiera è infinita allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. Ti sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio.
    Cristo, ma le vedevi le strade?
    Anche soltanto le strade, ce n’erano a migliaia! Ma dimmelo, come fate voi laggiù a sceglierne una.
    A scegliere una donna.
    Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire.
    Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce, e quanto ce n’è.
    Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità, solo a pensarla? A viverla…
    Io ci sono nato su questa nave. E vedi, anche qui il mondo passava, ma non più di duemila persone per volta. E di desideri ce n’erano, ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave, tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita.
    Io ho imparato a vivere in questo modo.
    La terra… è una nave troppo grande per me. È una donna troppo bella. È un viaggio troppo lungo. È un profumo troppo forte. È una musica che non so suonare.
    Non scenderò dalla nave.
    Al massimo, posso scendere dalla mia vita. (Danny Boodman T.D. Lemon Novecento)

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